Portfolio

Miroslaw Balka

(Varsavia, 1958)

38 x 24 x 28 (salty fruit), 2011
Cemento, pelle, acciaio, sale
38×24×28 cm
Milano 

31 x 33 x 17 / … and I was here, 2003
Acciaio, asse, cintura di cuoio, sale
31×33×17 cm
Milano

SunEye, 2016
Lithografia mstampata su carta Velin d’Arche 250g
Ed. 1/100

In 38 x 24 x 28, la palla medica in cuoio riempita di sale è poggiata su una base di cemento. La palla medica, oggetto ormai desueto, fa riferimento al tema della cura. Il sale è un elemento altamente simbolico, presente in molte opere dell’artista; è parte del corpo, quindi indica il soggetto; è contenuto nelle lacrime e lo si perde facendo sforzo fisico; è candido, puro e bello, può disinfettare e conservare gli alimenti; ma, come sostiene l’artista, “è anche capace di produrre dolore se sfregato su una ferita”. Anche il cemento è elemento ricorrente nelle opere dell’artista, così come altri materiali industriali. È semplice, ma carico di implicazioni: è legato al modernismo, che lo portò in auge come materiale di costruzione, e al suo portato storico e ideologico; quindi al desiderio di cambiamento e all’idea di progresso, ma anche al fallimento di queste istanze. 

La forma circolare è un altro elemento ricorrente nel lavoro dell’artista. Che si esprima nell’aspetto fisico di un oggetto, come nel caso della palla medica o nell’andamento ciclico di un video, si tratta di un modo per dire il girovagare della memoria e i corsi e i ricorsi della storia. 

31 × 33 ×17 / … and I was here è una cintura, sistemata a cerchio, che riprende le misure dei fianchi dell’artista, a cui l’oggetto è appartenuto. Va collocata a muro, all’altezza corrispondente ai fianchi. L’interno del cerchio è pieno di sale. 

L’opera è accomunata a 38 x 24 x 28 per la forma circolare e per l’utilizzo di un oggetto recuperato, per di più appartenuto all’artista stesso, quindi capace a maggior ragione di conferire il senso di vita e di esperienza reale. L’uso del proprio corpo come scala di misura e punto di riferimento conferisce a 31 × 33 ×17 / … and I was here una decisa valenza autobiografica. 

SunEye è una litografia è basata su una fotografia scattata dall’artista in una non meglio definita città dell’Europa Centrale. Gli elementi che la compongono sono minimi: una lampada di metallo sospesa nel cielo, e i fili elettrici che la alimentano. Stagliandosi contro l’azzurro del cielo i cavi creano un disegno lineare; mentre la lampada, con la sua forma circolare, si presenta non solo come il fulcro dell’immagine, ma come un nucleo su cui l’energia converge, e da cui si propaga.  

L’effetto ‘pixelato’ conferisce all’insieme un senso di immediatezza.  Per Bałka la fragilità della lampada, che pure svolge la funzione essenziale di generare luce, sta per la “fragilità di ogni gesto”, o anche per “la fragilità del sistema solare”.  

L’artista interpreta così il tema, da sempre suo, del frammento e della precarietà.  Ma, realizzata guardando dal basso verso il cielo, l’immagine allude anche alla relazione tra un quaggiù e un lassù, e alla tendenza umana a guardare verso un oltre. E al valore delle risposte, seppur minime e umanissime, che ci possiamo dare.  

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  • 11 Marzo 2020
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