Elena Mazzi
(Reggio Emilia, 1984)
Opere in collezione:
A fragmented world, 2016
Video monocanale HD, bianco e nero, suono, 5’18’’
Ed. 3/5+ 2 A/P
Milano
Studio per Fratture A, B, C, D, 2014
4 Stampe fotografiche su carta cotone, montate su dibond e incorniciate
50×70 cm cad.
Ed. 1/3 + 2 A/P
Milano
Encounters, 2021
Video HD, 5’30” ca. colore, suono
Ed. 2/5
Milano
Becoming with and Unbecoming with #5, #6 e #10, 2019 – 2020
Argento e vetro di Murano
Circa 7×7 cm e 10×10 cm
Milano
La sua A Fragmented World è un’installazione video realizzata in collaborazione con Sara Tirelli e ispirata agli studi del fisico teorico Bruno Giorgini, che coniugò teoria della complessità e dinamica delle fratture al fine di analizzare gli eventi che conducono a una crisi, intesa sia come fenomeno geo-fisico che socio-politico.
Per Mazzi la sua “teoria delle fratture” funge da lente attraverso la quale osservare uno specifico luogo geologico, il vulcano Etna, in Sicilia, con la sua continua attività eruttiva e il conseguente impatto sulla morfologia del territorio in termini di distruzione/costruzione del paesaggio.
Nel video A Fragmented World l’artista segue un amatore che giornalmente si allena correndo lungo le fratture di una conca di raccolta delle stratificazioni laviche, la valle del Bove, e suggerisce la relazione e la capacità di adattamento che l’uomo instaura con un paesaggio in continua trasformazione.
La serie di fotoincisioni Fracture(s) utilizza un nuovo colore, ricavato dalla stessa polvere lavica, per offrire una visione ravvicinata delle texture, delle strutture e delle campiture del materiale lavico nei diversi strati.
Il video Encounters e le tre sculture Becoming with and unbecoming with rientrano entrambe rientrano nell’ampio progetto Becoming with and unbecoming with realizzato tra il 2019 e il 2020
In esso si fondono tematiche ecologiche e istanze legate alla cura. Come dichiarato dall’artista queste opere nascono dalla necessità di ritrovare una sintonia tra corpo e paesaggio e di recuperare un equilibrio tra un bioritmo dell’uomo e il naturale andamento del regno animale e vegetale. L’insieme ha origine durante una residenza in Islanda, dove l’artista si imbatte in un grande numero di scheletri di cetacei. Dal ritrovamento nasce un confronto nell’ambito del quale emerge un senso di vitalità e di parentela, e nello stesso tempo la consapevolezza della vulnerabilità che accomuna l’uomo a questi grandi mammiferi marini nel comune confronto con l’ecosistema e con le forze naturali.
- 11 Marzo 2020




