Driant Zeneli
(Shkoder, 1983)
Opere in collezione:
Who was the last to have seen the horizon? 2018
Video Full HD, colore, suono, 06’15”
Ed. 2/5 + 2 A/P
Milano
How to fall, 2018
Trittico. Disegni su carta
40×40 cm cad.
Ed. 1/6 + 2/6 + 3/6
Milano
Maybe the cosmos is not so extraordinary, 2019
Video HD a due canali, 16:9, 10’31’’, colore e suono
Ed. 7 + 2 AP
Milano
Maybe the cosmos is not so extraordinary, 2019
Stampa inkjet su carta cotone
100×88 cm
Milano
Nel video Who was the last to have seen the horizon?, si vedono quattro personaggi sottratti alla forza di gravità, mentre fluttuano in uno spazio apparentemente vuoto. In realtà esso è vitalmente pieno di sorpresa e di desideri; spiazzante proprio perché libero dei vincoli che ci limitano normalmente, e carico d’inedite potenzialità.
La perdita dell’orizzonte può confondere e disorientare, ma rappresenta anche la possibilità di rimettersi in gioco, verso nuove direzioni.
Al progetto sono abbinati fotografie e disegni al tratto, tre dei quali (How to fall), fanno parte della collezione nctm e l’arte.
Con la videoinstallazione Maybe the cosmos is not so extraordinary, nel 2019 Zeneli ha rappresentato l’Albania alla 58ma Biennale di Venezia. Ciò che vediamo sono interni di un’architettura industriale; scarni, spogli, di dimensioni imponenti. Esterni duri, immersi in un paesaggio nero di terra, pietre e fango. E la miniera di Bulqize, un sito minerario situato a 50 km da Tirana. Qui si estrae una risorsa fondamentale per l’economia albanese, il cromo, che viene poi distribuito in tutto il mondo e utilizzato in innumerevoli settori, tra cui quello aerospaziale.
Il luogo è da anni al centro di tensioni in quanto teatro di una modernità a tinte fosche: sfruttamento, inquinamento, lavoro minorile.
Su questa porzione di mondo spodestato, Driant Zeneli innesta uno spazio narrativo immaginando la comparsa, nella fabbrica, di un’enigmatica sfera argentea, arrivata dall’altrove: una capsula cosmica, che contiene le voci del mondo.
Per porre al riparo il prezioso oggetto si attivano gli abitanti del sito, nelle vesti di cinque giovani supereroi muniti di caschetto dorato e di tute dall’aspetto minerario-spaziale. La loro impresa, trasportare la capsula al sicuro in una grotta situata all’interno della miniera, si compie sul luogo, grazie a veicoli creati appositamente assemblando assi di legno, e caricati sulle spalle come fossero zainetti. Un piccolo essere volante li accompagna.
Come ha già fatto in passato, con Maybe the cosmos is not so extraordinary Zeneli prende il via da un’osservazione trasgressiva della volta celeste per generare un’interpretazione metaforica e fantastica del rapporto degli uomini con i loro contesti di vita. Facendo riferimento alla mitologia del supereroe, egli fa emergere il sogno, lo trasforma in impresa, in una storia di uomini di valore. E innesca una riflessione sulla necessità di resistere alla contrazione dell’immaginazione e sulla possibilità di salvaguardare il desiderio, bisogno umano per eccellenza.
Tanto più immiserita e fragile è l’esperienza del quotidiano, tanto più il desiderio si attesta come forza propulsiva capace di trascendere i confini del reale e di far emergere possibilità inedite, al di là dei limiti imposti dalle condizioni di vita.
- 11 Marzo 2020



