Sammy Baloji
(Lubumbashi, 1978)
Opere in collezione:
Humbu Land Chief David Ebalavo, head of the Mbuku Mvemba Mavuba clan. Municipality of Lemba, 2015
Fotografia digitale stampata su carta baritata Photo Rag 315gr
80×120 cm
Ed. 1/5
Milano
Humbu land chief Munziami Lita and some of his sons. Bibwa neighborhood, municipality of Nsele, 2015
Fotografia digitale stampata su carta baritata Photo Rag 315gr
80×120 cm
Ed. 1/5
Milano
Essay on Urban Planning, 2013
Installazione. 12 stampe a getto d’inchiostro incorniciate su carta Innova Ultra Smooth Gloss da 285 g; fotografia d’archivio esposta tra due lastre di vetro all’interno di una cornice montata perpendicolarmente alla parete; estratto dell’articolo “L’Urbanisme au Katanga”, da Essor du Congo, edizione speciale per l’esposizione internazionale di Elisabethville, 1931, scritto a mano sul muro.
80×120 cm cad. / totale 320×360 cm; 28×28 cm
Ed. 5/5
Roma
Nelle fotografie Humbu Land chief David Ebalavo, head of the Mbuku Mvemba Mavuba clan. Municipality of Lemba e Humbu land chief Munziami Lita and some of his sons. Bibwa neighborhood, municipality of Nsele, i Chief de Terre, sono ritratti come figure rispettate, re di antica genealogia, che, nel loro ambiente quotidiano continuano ad avere un ruolo decisivo malgrado uno statuto amministrativo inesistente e il necessario confronto con le dinamiche globali, di cui, sul territorio, sono portatrici multinazionali e società immobiliari.
Essay on Urban Planning è un’installazione fotografica composta di una piccola fotografia del 1929 e da una serie di immagini di grandi dimensioni: alcune rappresentano porzioni di territorio di Lubumbashi, le altre rappresentano pannelli con mosche e zanzare disseccate.
L’opera ha origine in una ricerca d’archivio compiuta a partire da una fotografia scoperta da Baloji negli annali della compagnia Gécamines: due uomini di colore seduti accanto a una pila di mosche morte. Ai tempi ogni lavoratore, per poter ottenere la propria razione quotidiana di cibo doveva consegnare cinquanta mosche morte. Questo meccanismo crudele rientrava nelle regole di una campagna attiva nella zona tra il 1918 e il 1951 per combattere la malaria; e faceva pendant con altri dispositivi igienico – sanitari, tra i quali l’istituzione di una vera e propria “no-contact” zone creata per tenere le due diverse parti della popolazione della città lontane le une delle altre.
“Il cordone sanitario che separava le due razze era fondato sulla lunghezza del volo di una zanzara che poteva trasmettere la malaria, ossia 700 metri”.
La zona di separazione, tutt’oggi ben percepibile nella struttura della città, compare nelle fotografie di Baloji.
- 31 Ottobre 2024

